Oggi parliamo di immondizia, anzi, munnezza, come siamo stati abituati a dire. La munnezza si trova ovunque: per le strade, nei mari, nelle relazioni interpersonali, nel giornalismo, nelle leggi ad-personam, nei cessi, al cinema e in tv. La munnezza è uno stile di vita che come scriveva Calvino ci fa credere che esistiamo in quanto produciamo spazzatura. Vivere in queste condizioni ci porta a credere che la munnezza sia la unica verità, anche se completamente inverosimile. Così nasce la miseria del pensiero, l'azzeramento della cultura, la scorrettezza a priori. Nasce l'epopea dell'ignoranza, dell'arrivismo, della pancia piena e la mente in perpetua vacanza.Le capacità critiche vengono utilizzate per indovinare la schedina, votare il vincitore del Grande Fratello, spiare dal buco della serratura quei quattro buffoni che hanno fatto strada senza avere un briciolo di talento. Un paese-munnezza ci mette un po' di tempo ad organizzarsi, ma quando si avvia verso quella direzione è pressochè impossibile tornare indietro. Gli abitanti del paese-munnezza non ammetteranno mai e poi mai di esserlo, poichè la prima facoltà che si atrofizza durante il processo di metamorfosi della gente è la consapevolezza. Vivono molto più spensierati, sono travagliati da scelte insormontabili, quali la visione di un programma televisivo che sia abbastanza munnezza da essere accettabile. Pensano costantemente al look, ma non parlano inglese. Gli abitanti del paese munnezza seguono il telegiornale di Emilio Fede, solo perchè è nel mezzo della loro soap preferita, ma non parlano inglese. Gli abitanti del paese-munnezza odiano gli extracomunitari perchè degradano il paesaggio, li vorrebbero far vivere segregati, dall'altra parte di un muro. Vivere nel paese-munnezza è un privilegio che si tramanda per nascita, talvolta può essere un valore acquisito, a patto che ci si assoggetti incondizionatamente alle regole stabilite dal governo-munnezza del paese-munnezza.
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